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Lettera di una lettrice a "Repubblica" PDF Stampa E-mail
Scritto da Comitato NoTav Alta ValSangone   
altLettera relativa agli articoli comparsi il 13 gennaio 2010 nelle pagine della cronaca di Torino su Repubblica:
http://torino.repubblica.it/dettaglio/alta-velocita-partono-le-trivelle-solo-lautoporto-di-susa-resiste/1827105
http://torino.repubblica.it/dettaglio/cinque-sondaggi-gia-compiuti-e-spunta-una-trivella-nascosta/1827149

Al Direttore di Repubblica, Ezio Mauro
Alla Redazione torinese

Giaveno, 13 gennaio 2010

Sono una lettrice di Repubblica e vivo in provincia di Torino; ho appena letto le cronache locali odierne di Paolo Griseri e di Meo Ponte, inviati del vostro giornale nei luoghi dei sondaggi preliminari alla realizzazione del TAV (Treno ad Alta Velocità) in Val di Susa.

Premetto che sono contraria all'opera; la mia opposizione è nata dall'analisi dei fatti, dalla documentazione, dal confronto. Proprio perché so quanto tempo e impegno mi sono serviti per documentarmi, ritengo che un giornale come Repubblica dovrebbe preoccuparsi di informare i suoi lettori su una vicenda così complessa, uscendo dal circolo vizioso degli slogan raccogliticci. Il TAV Torino-Lione riguarda tutti gli Italiani, per il semplice fatto che sarà pagato con i soldi di tutti. E' nell'interesse di tutti che l'informazione giornalistica su un argomento tanto importante sia il più possibile completa e documentata e che oltre alle interpretazioni, si espongano correttamente i fatti.

Paolo Griseri imposta il suo articolo sul “cambiamento” e ironizza sull'atteggiamento dei presidianti, che per bocca di Alberto Perino affermano di voler praticare la disobbedienza civile gandhiana: ”per un movimento che fino a poco tempo fa si richiamava alla guerra partigiana, il passaggio a Gandhi era abbastanza inatteso”. Chiunque può scoprire tramite una semplice ricerca su Internet che il movimento No TAV ha sempre fatto riferimento al metodo nonviolento e che lo stesso Perino (insieme ad altri protagonisti dell'opposizione alla Torino-Lione) proviene dall'esperienza del Gruppo Valsusino di Azione Nonviolenta, che non può essere ignoto a chi si occupa di cronache politiche locali.

Griseri non riesce a trovare nulla di strano nel fatto che alle 6 del mattino a Susa, col freddo che fa, ci siano 250 presidianti (ma secondo la cronaca del suo collega Ponte sono 300) che hanno passato la notte in bianco. Poche righe dopo, annota candidamente che “molti hanno dovuto andare a lavorare”. Sì, lo ripeto, perché chi vive al di fuori delle nostre valli forse non ha capito bene: in Val di Susa, 250 o 300 persone (o forse più) passano le notti in bianco al presidio, all'aperto e al gelo, in piedi intorno ai bidoni dove si brucia un po' di legna per scaldarsi, e poi vanno a lavorare. Al giornalista non viene in mente di rendere conto ai suoi lettori di questo fatto quantomeno insolito, riportando magari le motivazioni di persone che si assumono un tale onere e pensano di farlo a beneficio della collettività?

Meo Ponte fin dall'inizio del suo articolo è più chiaro: vuole descriverci il “crepuscolo di una rivolta”. Finalmente un giornalista che ci racconta “la verità”, finalmente ecco i fatti: “i carotaggi, almeno cinque, sono ormai una realtà”. Ma dimentica di informare i lettori che i sondaggi programmati nel “Piano delle Indagini del Sottosuolo” sono novantuno, come ricorda lo stesso Griseri. Ponte preferisce raccontare ai suoi lettori di una sesta trivella “nascosta in Val Susa” che porterebbe a sei il numero dei sondaggi avviati!

Nella sua imparziale e ostinata ricerca della verità, Ponte riferisce di una trivella che a Collegno “perfora il sito G52 come se fosse burro”. Ma, forse senza rendersene conto, sfiora da vicino una verità un po' più importante, quando scrive: “Ai manifestanti non resta che […] chiedersi perché si scavi a Collegno dove l'ipotesi di un passaggio sotterraneo della (sic) Tav è una fantasia di carta”. Ma come: un giornalista scrive che si fa un sondaggio (a spese dei contribuenti) in una zona dove il passaggio del TAV è una “fantasia di carta” e non sobbalza sulla poltrona? Non sente la necessità di approfondire?

Per Griseri, il fatto che le trivelle abbiano iniziato i sondaggi a Collegno, a Orbassano e a Torino è un altro “segno del cambiamento”. Vorrei chiedere al giornalista che è in lui: si è domandato a cosa servano davvero questi sondaggi? Una parziale risposta forse può venire dal suo stesso articolo, quando ci racconta la soddisfazione di Virano che commenta: “qualcuno dovrà spiegarci perché quello che si può fare a Collegno è vietato a Susa”.

Anche Ponte ignora la questione delle ragioni dei sondaggi e conclude la propria cronaca con una frase ad effetto: “con tre, quattro o cinque carotaggi effettuati [o forse sei] la (sic) Tav è una realtà, la Torino-Lione è ufficialmente avviata”. Mi pare legittimo domandarmi cosa induca un giornalista (certo non disinformato né ingenuo) di un quotidiano tanto prestigioso a sbilanciarsi così, quando sul sito ufficiale dell'Osservatorio per la Nuova Linea Torino-Lione si legge che i sondaggi fanno parte delle “attività preparatorie all’elaborazione del progetto preliminare”.

Le cronache non sono mai imparziali, lo sappiamo bene. Ma credo che i lettori di Repubblica avrebbero diritto a qualcosa di meglio o quantomeno a non veder travisati i fatti in base a tesi precostituite.

Maria Cristina Ferro
Giaveno (TO)


P. S.: non ho titoli per dare suggerimenti a giornalisti di una testata importante come Repubblica, ma mi permetterei di suggerire un filone di indagine che va al di là della questione della Torino-Lione.
Sul sito di RFI si legge:
“Le nuove linee della rete AV/AC italiana si caratterizzano oggi nel panorama europeo per essere orientate al trasporto sia dei passeggeri che delle merci”
mentre leggo in un'intervista del 13 dicembre scorso al professor Marco Ponti
http://stradeferrate.blogosfere.it/2009/12/avvio-dellav-intervista-allesperto-di-trasporti-marco-ponti.html
(non c'è bisogno di presentarlo, basta fare ancora una volta una banale ricerca su Internet):
Professor Ponti, domani entrerà in servizio la "metropolitana d'Italia"[...]. Ma è vero che è l'unica rete in Europa Alta Velocità/Alta Capacità? Sono mai passati, e mai passeranno, treni merci sui nuovi binari? Come mai questa scelta?
No, anche in Germania, al contrario della Francia, i treni merci in teoria possono passare. Ma non passeranno mai, per due solide ragioni: le merci che viaggiano in ferrovia generalmente non hanno fretta (la rottura di carico che il modo ferroviario comporta genera comunque forti perdite di tempo) e il transito sulle linee AV è più costoso che sulle linee ordinarie. Ma soprattutto treni merci veloci sarebbero molto aggressivi sul binario causa il peso, facendo esplodere i costi di manutenzione: l'alta velocità passeggeri ha bisogno di binari sempre perfetti. [...].
Questa sì che è una domanda di una persona che vuole veramente capire! Questa sarebbe la domanda preliminare da fare a tutti quelli che parlano di TAV, da quelli che ne chiacchierano al bar fino a quelli che hanno responsabilità politiche e decisionali sia a livello locale che nazionale.


 
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