| Bresso & C. potevano parlare |
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| Scritto da Marco | |
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Egregio Direttore, dopo la manifestazione di Almese della settimana scorsa e la versione mediatica dei fatti che è circolata (monopolizzata in buona misura dalla lettura data da Bresso-Saitta-Chiamparino) sento la necessità di esprimere ciò che penso e Le chiedo di volermi cortesemente concedere uno spazio su Luna Nuova. Immagino siano in molti ad averlo fatto accomunati dallo stesso sentire. (da Luna Nuova di martedì 8 aprile 2008 - sezione lettere al giornale) 1) E’ stato affermato che il movimento No Tav ha impedito l’accesso degli amministratori al luogo del convegno. Ero presente. Posso quindi testimoniare che i cittadini liberamente convenuti davanti all’auditorium per dimostrare il proprio dissenso nei confronti di chi aveva da poco affermato che “la linea del Pd è chiarissima: fare la Tav” (Bresso su La Stampa, 1 aprile 2008) erano accomunati da uno spirito pacifico ed erano riusciti a trasformare il comprensibile risentimento per la tracotanza di certi politici in fine ironia. La valutazione della situazione è stata squisitamente interna alle forze dell’ordine. Per un comprensibile eccesso di prudenza è stato con ogni probabilità consigliato agli amministratori di evitare di raggiungere l’auditorium e questi hanno autonomamente deciso di lasciar perdere. Eccessi di questo tipo sono stati registrati anche in passato allorché, nell’agosto del 2006, una coppia di valsusini si trovava in vacanza a Castiglione della Pescaia. Essendosi recati sulla spiaggia avevano esposto la bandiera NO TAV. Il caso volle che a poca distanza si trovasse in soggiorno balneare anche il presidente Prodi. Il servizio d’ordine gli comunicò che sulla spiaggia era in corso una “manifestazione NO TAV” ed occorreva quindi la massima prudenza (sic!). 2) E’ stato affermato che il movimento No Tav ha impedito loro di parlare. E’ curioso come sia facile al risentimento chi è abituato a vedere la sua parola sui giornali e nei TG senza contradditorio, in particolare sull’argomento TAV. I media nazionali riportano infatti sistematicamente l’opinione di chi sostiene che “la TAV è strategica”, “fondamentale”, ecc. ma omettono altrettanto sistematicamente di riportare le argomentazioni di contrarietà all’opera di carattere generale enfatizzandone solo l’aspetto “localistico”. Se Bresso & c. tengono veramente alla libertà di espressione DEVONO farsene concretamente garanti anche per coloro che la pensano diversamente.
3) E’ stato utilizzato il termine “fascista” per etichettare la cittadinanza che esprimeva in modo civile un legittimo dissenso. E’ un termine sempre un po’ inflazionato in periodo pre-elettorale e ha sempre un forte sentore di propaganda. Ancora Bresso in un’intervista rilasciata a Tropeano e pubblicata su La Stampa del 1 aprile, affermava: “Ed è per questo che dopo tutte le rassicurazioni del caso non si potrà più permettere che nel partito ci siano posizioni locali diverse da quelle nazionali” riferendosi a quelle amministrazioni comunali “elette in base ad accordi di maggioranza del vecchio tipo” che insistono a voler anteporre il mandato ricevuto dai cittadini elettori del proprio territorio alle direttive del partito. Non so se affermazioni di questo tipo possano essere definite “fasciste” ma, senza alcun dubbio, non rappresentano lo spirito più autentico della democrazia né quello costituzionale. Gli EE.LL., nel rispetto della volontà dei propri elettori, garantiscono all’impianto istituzionale quella molteplicità di istanze e quella ricchezza di punti di vista che sono la vera forza di una nazione. In questo modo rappresentano il legame più forte e prezioso fra la politica e i cittadini: quel legame di cui molti lamentano il cedimento ma pochi si fanno effettivamente difensori. Appiattire tutto sulla linea centrale del Partito renderebbe molto più facile la vita degli amministratori dei livelli superiori ma ci porterebbe sulla strada del totalitarismo… se non dello “zarismo”. 4) E’ stato affermato “Qui siamo in presenza di gruppi di persone che solo in minima parte sono della valle e che non avendo argomenti per opporsi impediscono a chi non la pensa come loro di parlare” (Chiamparino su Luna Nuova, 4 aprile 2008). E’ un vero peccato che gli amministratori che intendevano esporre il proprio pensiero al “convegno” di Almese abbiano snobbato un altro convegno che si tenne presso il “Centro Incontri della Regione Piemonte” il 1 dicembre 2007 e che avrebbe dato loro modo di “venire a conoscenza” dei solidi argomenti a sostegno della contrarietà all’opera. Argomenti che fa evidentemente più comodo far finta che non esistano. Al convegno, organizzato dalla Comunità Montana Bassa Val di Susa, erano stati invitati, con largo preavviso, gli amministratori di ogni livello che desiderassero confrontarsi apertamente tra loro e con i contrari all’opera. Solo Bresso intervenne nella parte iniziale dell’evento, salvo lasciare il convegno subito dopo aver terminato la propria relazione senza alcun rispetto o interesse per quanti avrebbero parlato dopo di lei, magari rispondendole.
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"Il nostro era un civile e legittimo dissenso".

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